La piazza allegra contro le nozze gay

Non cede François Hollande, presidente di Francia, e andrà avanti con il progetto di legge sulle nozze e l’adozione per le coppie omosessuali – che arriva il 29 gennaio all’Assemblea nazionale – nonostante il grande successo della manifestazione di domenica a Parigi, una delle più imponenti degli ultimi trent’anni. Secondo gli organizzatori, hanno partecipato alla “manif pour tous”, la manifestazione per tutti, la risposta di chi è contrario all’imminente legge sul “matrimonio per tutti”, 800 mila persone: la questura ne ha contate 340 mila, ma i soliti scontri sulle cifre non nascondono una verità.
17 AGO 20
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Parigi. Non cede François Hollande, presidente di Francia, e andrà avanti con il progetto di legge sulle nozze e l’adozione per le coppie omosessuali – che arriva il 29 gennaio all’Assemblea nazionale – nonostante il grande successo della manifestazione di domenica a Parigi, una delle più imponenti degli ultimi trent’anni. Secondo gli organizzatori, hanno partecipato alla “manif pour tous”, la manifestazione per tutti, la risposta di chi è contrario all’imminente legge sul “matrimonio per tutti”, 800 mila persone: la questura ne ha contate 340 mila, ma i soliti scontri sulle cifre non nascondono una verità. In un clima festoso, con i cartelli colorati, i canti e i balli, le famiglie, i bambini e gli anziani, s’è svolta la più imponente protesta dal 1984, quando un milione di persone scese in piazza per la “scuola libera” (vince la gara degli slogan più ripresi e citati il chiarissimo: “Non ci sono ovuli nei testicoli”).
Il successo è stato garantito dalla convergenza di mondi diversi e dalla solerzia di ottomila volontari in maglia gialla che hanno fatto arrotolare gli striscioni dal sapore omofobo o in aria di “scorrettezza”. C’era il mondo cattolico, che ha voluto la manifestazione e che in piazza era la grande maggioranza assieme alla destra, ma c’erano anche i protestanti, gli ebrei e i musulmani; c’era il mondo laico e repubblicano, assieme a qualche socialista contrario al provvedimento. Decine di treni, centinaia di autobus speciali sono arrivati a Parigi, per riempire quei tre cortei che, dopo aver sfilato per la città, si sono ritrovati davanti alla Tour Eiffel. Lì hanno chiesto a Hollande di dialogare, ma per l’Eliseo questa è una materia in cui il negoziato non esiste, si può discutere delle tasse, persino di quel 75 per cento ai ricchi che sta diventando un’enorme commedia francese (interpretata naturalmente da Depardieu), ma del matrimonio per tutti no. “Il governo è del tutto determinato a realizzare questa riforma, questo passo storico che non sancisce la vittoria di una parte sull’altra, ma il progresso dell’intera società”, ha affermato ieri la portavoce del governo, Najat Vallaud-Belkacem, dicendo di rispettare i manifestanti, “ma anche i diritti del Parlamento: è lì che sarà discussa questa riforma, non nelle piazze”. Stesso tono dall’Eliseo: “Il presidente ritiene che non sia il numero di manifestanti a fare o disfare una legge. La protesta non cambia nulla al progetto di legge, al suo esame e alla sua adozione. La mobilitazione è corposa ma non così importante come speravano gli organizzatori”.
Non la pensa così l’ex ministro degli Esteri dell’Ump Alain Juppé, che chiede a Hollande di ascoltare il messaggio dei tre cortei, e di non ostinarsi. Si tratta di “una questione difficile”, che “riguarda convinzioni fondamentali. Stiamo creando le condizioni di una profonda divisione della società francese”. Al culmine della mobilitazione, mentre sui maxischermi che illuminavano la giornata grigia di pioggia compariva la cifra “800.000”, i portavoce della manifestazione hanno dato lettura di una lettera a Hollande, in cui si chiedeva di “sospendere il progetto di legge che divide i francesi”: “Lei – ha detto Frigide Barjot, energica militante che si è imposta in questi giorni come ispiratrice della manifestazione e si è presentata con un velo da sposa – non può ignorare questa enorme folla”. La Barjot ha sottolineato che un uomo come Hollande, sommo sostenitore “del dialogo e della concertazione”, non può andare avanti da solo su un tema tanto delicato. E’ arrivata così la sfida diretta al governo, con il tono sereno e deciso di chi non vuole veder cambiare il paese in un modo così radicale senza aver detto nulla. L’unico imbarazzo di una giornata così allegra l’ha causato Xavier Bongibault, uno dei portavoce della manifestazione, dichiaratamente gay, che ha tracciato un parallelo tra Hollande e Hitler, salvo poi chiedere scusa per un’uscita dettata “dall’esasperazione”, e denunciata dalla stessa Barjot. Nessun incidente neppure nel quarto corteo parigino, quello separato degli oltranzisti cattolici di Civitas, che la “manifestazione per tutti” non ha voluto nei suoi ranghi. Hanno sfilato con croci e foto di Benedetto XVI, intonando salmi e preghiere. Monsignor André Vingt-Trois, arcivescovo di Parigi, non ha partecipato al corteo ma ha espresso il suo “sostegno” alla manifestazione principale, al contrario del suo collega di Lione, cardinale Philippe Barbarin, che era tra i manifestanti dopo aver fatto parlare di sé per aver detto che le nozze gay rischiano di aprire la strada alla poligamia e all’incesto.
C’erano molti dirigenti e parlamentari dell’Ump, alcuni dei quali hanno poi lanciato l’idea di un referendum accolta per tutta la giornata di ieri dall’indignazione dell’Huffington Post di Anne Sinclair, con i commentatori scatenati nelle critiche all’ipotesi di consultazione popolare. Per il Fronte nazionale stessa spaccatura, con Marine Le Pen assente “per non cadere nella trappola” di dare importanza a un tema a suo parere “marginale” per i francesi. I quali, secondo i sondaggi, sono in maggioranza favorevoli alle nozze anche per i gay ma contrari all’adozione di bambini da parte di coppie omosessuali.